La diversa distribuzione del calore solare sulla terra determina nell'atmosfera aree di alta e di bassa pressione. Il meccanismo principale è questo: dove maggiore è il riscaldamento, l'aria, meno densa e più leggera, tende a salire verticalmente e nella zona sottostante si forma una bassa pressione.

L'aria calda, meno densa, sale e origina un'area di bassa pressione. In seguito l'aria in quota si raffredda e discende verso il suolo, formando aree di alta pressione.

Nel salire l'aria si raffredda, diventa più densa e pesante e tende a distribuirsi nelle vicinanze, fino a quando, completamente raffreddata, torna a dirigersi verso il basso, ove si genera un'alta pressione. L'atmosfera ha la tendenza di ripristinare costantemente l'equilibrio, per cui l'aria si muove dalle zone di alta pressione, dove se ne accumula di più, verso quelle di bassa pressione, dove è meno concentrata, proprio come un liquido che tende a colmare le cavità che incontra nel suo percorso. Il moto che ne deriva è il vento. Quanto più elevata è la differenza di pressione tra le due configurazioni (alta e bassa) e quanto più esse sono vicine, tanto maggiore sarà la velocità del vento.

In realtà, il vento non si muove nella direzione dall'alta pressione verso la bassa, ma devia nel nostro emisfero verso destra, circolando attorno ai centri di alta pressione in senso orario e attorno a quelli di bassa pressione in senso antiorario. Questo comportamento era già conosciuto nel passato. Infatti, il meteorologo olandese C. H. Buys-Ballot (1817-1890) rilevò che chi volta le spalle al vento ha alla sua sinistra l'area di bassa pressione e alla sua destra quella di alta. Nell'emisfero sud accade l'opposto. La deviazione dell'aria è una conseguenza della rotazione terrestre, come dimostrò, nel 1835, il matematico francese G. G. de Coriolis (1792-1843). Infatti, salvo che sulla fascia equatoriale, in qualsiasi altro punto della terra un corpo in movimento sente l'effetto della rotazione in modo tanto più sensibile quanto più si è in prossimità dei poli. Cosicché, in una data zona dell'emisfero settentrionale, l'aria che si muove ad esempio verso nord subisce uno spostamento verso nord-est.

L'aria in movimento subisce una deviazione verso destra nell'emisfero settentrionale. Ciò è dovuto al fatto che la zona di superficie terrestre sottostante, durante il percorso dell'aria, ruota in senso antiorario. La particella d'aria A, diretta verso B, si ritroverà in C.


In realtà il vento, a causa dell'attrito dell'aria con la superficie terrestre, non corre proprio parallelo alle isobare, bensì converge leggermente nelle basse pressioni e diverge nelle alte. L'intersezione con le isobare è di circa 30 gradi sulla terra ferma e di circa 10-15 gradi sul mare, ove l'attrito è minore. Per avere, invece, un idea della forza del vento, bisogna tener conto del "gradiente barico", che è il rapporto tra la differenza di pressione rilevata in due punti geografici e la loro distanza orizzontale. È possibile, a prima vista, ottenere una misura qualitativa della velocità piuttosto grossolana. Infatti tanto maggiore è l'infittimento delle isobare, ovvero il gradiente barico, tanto più intenso si deve ritenere il vento. Ma per una stima quantitativa si usa una scala come quella riportata sulla parte in alto a destra della carta isobarata. In questa scala, sul lato sinistro, è indicata la latitudine e, orizzontalmente, la velocità del vento.

 
IL VENTO SULLE CARTE DI LAVORO
Sulle carte di lavoro utilizzate dai previsori dei Centri Meteorologici, ogni parametro osservato è rappresentato su una carta geografica in corrispondenza dei luoghi, ove sono ubicate le stazioni meteorologiche, con una semplice simbologia internazionale.

Carta del tempo con le isobare in superficie intervallate di 4 in 4 hPa. In alto a destra la scala per stimare la forza del vento. Determiniamo, ad esempio, il vento sul Tirreno centrale. Il vento spira, lasciando la bassa pressione a sinistra ed entra leggermente verso il minimo: dunque vento da est. Per la forza, siccome siamo alla latitudine 40° N, si riporta la distanza fra due isobare consecutive (con un compasso oppure con un righello) sulla scala ad iniziare dal bordo sinistro in corrispondenza di detta latitudine. Si stima, quindi, un vento di 35-40 nodi.

Ciò permette al meteorologo di avere una visione immediata del tempo che sta facendo, ad una determinata ora, su una certa zona. La direzione del vento, su queste carte, è rappresentata da un segmento orientato nel senso della provenienza del vento verso il centro di un cerchio, che indica la stazione di osservazione. La sua velocità, invece, è simboleggiata con barrette trasversali che si protendono dal segmento della direzione verso le basse pressioni. Viene tracciata una barretta trasversale ogni 10 nodi, mezza barretta ogni 5 nodi e un piccolo triangolino ogni 50 nodi. Nella simbologia internazionale, inoltre, il valore della pressione viene riportato in alto a destra del cerchio che indica la stazione meteo. Tale valore è indicato con un codice in tre cifre, di cui la terza è la parte decimale.

Simboli su una carta del tempo, pressione e vento. La pressione è espressa con un codice in tre cifre di cui l'ultima decimale. Si legge tenendo conto del tipo di struttura barica (alta o bassa) e mettendo davanti un 10, quando la pressione è 1000 hPa, un 9 se inferiore. Ad esempio 988 equivale ad una pressione di 998,8 hPa e 025 equivale a 1002,5 hPa. La direzione del vento è data dal segmento che va verso il cerchio indicante la stazione; la velocità dalle barrette del segmento (una barretta equivale a 10 nodi, un triangolino a 50 nodi)
[ Disclaimer ] [ Pubblicità ] [ Site map ]
"Copyright Magic Sailing Team - Tutti i diritti riservati "